
Una provocazione necessaria: l’“art. 186 del mare”
Oggi esiste una contraddizione evidente.
Il Codice della Navigazione interviene con decisione quando il pericolo si è già trasformato in evento, ma lascia scoperta la fase precedente, quella in cui la condotta è già chiaramente rischiosa ma il danno non si è ancora verificato.
Sulla strada il principio è acquisito:
non conta il mezzo, conta la sicurezza.
Chi guida in stato di alterazione è punibile prima che accada qualcosa.
In mare, invece, è ancora possibile governare unità anche potenzialmente molto pericolose — piccole, grandi, con o senza motore, tradizionali o tecnologicamente innovative — senza una norma preventiva chiara e trasversale che intercetti la condotta di navigazione in stato di alterazione.
Il nodo normativo
Il problema non è l’assenza di tutela.
Il Codice della Navigazione tutela in modo rigoroso l’incolumità pubblica, ma interviene prevalentemente a posteriori, quando il rischio si è già concretizzato.
Manca una disposizione che affermi in modo esplicito che:
la navigazione in stato di alterazione psico-fisica è di per sé una condotta vietata, indipendentemente dal tipo di unità, dalle dimensioni, dalla presenza di un motore, dall’obbligo di immatricolazione o assicurazione.
Una possibile direzione normativa
Un intervento ispirato alla logica dell’art. 186 del Codice della Strada permetterebbe di:
eliminare le attuali zone grigie, rendere irrilevante la qualificazione tecnica del mezzo, anticipare la tutela della sicurezza della navigazione.
Non si tratterebbe di creare nuovi reati, ma di rendere coerente il sistema, applicando anche al mare un principio già acquisito sulla strada:
la prevenzione del rischio è parte integrante della sicurezza pubblica.
Così come oggi è pacifico che anche una bicicletta possa diventare pericolosa se condotta in stato di alterazione,
allo stesso modo qualsiasi unità in navigazione può costituire un rischio, a prescindere dalle sue caratteristiche tecniche.
La sicurezza non segue il mezzo.
Segue lo spazio condiviso e il comportamento di chi lo utilizza.
E il mare non fa eccezione.
