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Il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena è uno dei luoghi più affascinanti del Mediterraneo. Ma dietro la sua bellezza si nasconde una gestione bloccata, inefficiente e incapace di affrontare le sfide ambientali e logistiche che il turismo nautico comporta.

A quanto pare il Parco ha in cassa 20 milioni di euro pronti per essere investiti. Tuttavia, l’assenza di un Consiglio di Amministrazione impedisce qualsiasi intervento. Il risultato? Immobilismo e ricorso a convenzioni esterne che costano il 40% in più. Ma davvero servono dieci poltrone per gestire un parco marino? Basterebbero tre persone competenti e un software da 2.500 euro. La burocrazia non è solo un ostacolo: è un alibi.

30.000 barche all’anno: dove sono i limiti?

Ogni anno circa 30.000 imbarcazioni accedono alle acque del Parco, senza alcun limite. In un’area marina protetta, il controllo degli accessi dovrebbe essere la base. Invece, si lascia entrare chiunque, con conseguenze devastanti per l’ambiente. Lo stesso Parco parla di “turismo implosivo e ingestibile”, ma non propone soluzioni concrete. Il numero chiuso non è nemmeno preso in considerazione.

Tariffe fuori mercato e controlli assenti: chi paga se qualcosa va storto?

Le tariffe applicate non riflettono la realtà del settore nautico. Superyacht da 100 metri non sono solo simboli di lusso: sono potenziali rischi ambientali e logistici. Se una nave del genere affonda, servono ditte specializzate per la rimozione del relitto, con costi multimilionari. Eppure, nessuno verifica se siano coperte da polizze Corpi o P&I.

  • La polizza Corpi copre i danni alla nave e la sua rimozione.
  • La polizza P&I (Protection & Indemnity) copre la responsabilità civile dell’armatore, i danni da inquinamento ambientale e anche la rimozione del relitto.

Al momento dell’emissione del ticket, non viene richiesto alcun documento assicurativo. E se il Parco non ha i fondi per intervenire, chi paga? Il Ministero dell’Ambiente, cioè tutti noi. Non manca un CdA: manca una persona che conosca davvero i rischi del settore nautico. E se affondassero due navi da 100 metri? Non ci sono neppure i mezzi pubblici per recuperarle. In quel caso, si devono chiamare ditte esterne, con tempi lunghi e costi altissimi. Serve un sistema digitale che verifichi le polizze prima dell’accesso. Costo? 2.500 euro. Ma evidentemente, la prevenzione non è una priorità.

Spiagge devastate e sabbia che scompare

Si denuncia la perdita progressiva di sabbia e la devastazione degli habitat naturali. Ma se non c’è personale, se non ci sono regole chiare, se non c’è un sistema di controllo, come si pensa di proteggere il territorio? La denuncia è corretta, ma resta sterile se non accompagnata da azioni concrete.

Evasione e perdita di entrate

Si stima un’evasione del 35% sulla tassa di accesso, con una perdita di oltre 700.000 euro l’anno. Fondi che potrebbero essere usati per assumere personale e rafforzare la sorveglianza. Ma senza strumenti digitali e senza volontà politica, tutto resta sulla carta. Anche qui, un semplice sistema online potrebbe risolvere il problema.

La soluzione c’è, ma non si vuole usarla

Un sistema web per la gestione dei permessi e delle polizze assicurative costerebbe meno di 2.500 euro. Sarebbe sufficiente per verificare in tempo reale le coperture assicurative, limitare gli accessi, ridurre l’evasione e proteggere l’ambiente. Ma la semplicità non sembra essere una priorità. Si preferisce parlare di sostenibilità, senza affrontare i problemi strutturali.


Conclusione:

La Maddalena merita una gestione moderna. Finché non si affronteranno i nodi veri — governance, accessi, assicurazioni, evasione — continueremo a perdere tempo e territorio. La sostenibilità non è uno slogan: è una scelta concreta. E va fatta da chi conosce il settore, non da chi lo osserva da lontano.